Zbigniew Herbert, “Due gocce”

A commentarla, questa poesia di Zbigniew Herbert (1924-1998), e forse anche soltanto a parlarne, si rischia la banalità e la retorica. Eppure non è né banale né retorica, non lo è senza saperselo spiegare. Riesce a portare il dramma dentro a un sorriso, certamente di tristezza, ma pur sempre un sorriso. Come se si potesse persino essere invidiosi di un uomo e di una donna sul punto di morire…

 

Due gocce

 

I boschi bruciavano –

e loro

s’intrecciavano le mani intorno al collo

come mazzi di rose

 

la gente correva nei rifugi –

lui diceva mia moglie ha capelli

in cui ci si può nascondere

 

avvolti nella stessa coperta

sussurrano parole prive di vergogna

litania d’innamorati

 

Quando il pericolo era grande

si saltavano negli occhi

chiudendoli forte

 

così forte da non sentire il fuoco

che gli arrivava alle ciglia

 

fino alla fine coraggiosi

fino alla fine fedeli

fino alla fine somiglianti

come due gocce

sospese sull’orlo d’un viso

 

(trad. Piero Marchesani)

Egon Schile, Gli amanti (part.)