Valeria Manzi, “Posando gli occhi sui rami”, La Vita Felice, 2017

“Incisitrice” (per dirlo alla Testori) e restauratrice milanese, Valeria Manzi esordisce come poetessa con un bel libro: Posando gli occhi sui rami (prefazione di Stefano Raimondi), titolo alquanto emblematico, se per “rami” intendiamo le lastre sulle quali incedono gli strumenti dell’incisione. Strumenti che spesso scolpiscono i verbi e gli aggettivi del suo versificare come fosse un’acquaforte:

 

Ritaglia la luce profili netti

assoluti confini, lame di case

si stagliano su altri palazzi

segnalano se stessi, riflessi

dove si conviene.

 

Cerco la mia ombra

anche un controluce

o un cielo di ricordi.

 

L’arte dell’incisione e quella del restauro impongono, a chi ne fa pratica, una disciplina del guardare che non può non riflettersi nella vita, anche governandola.

È pertanto indubitabile che queste poesie risentano del fare restauro, attento ai minimi particolari, tenendo a mente l’insieme ma fissando dritto negli occhi il particolare, affrontato con esattezza e assoluto rispetto; così come risentano dell’incisione che è un fare in contromano, tutto all’incontrario, con lo sguardo che deve smentire la mente.

Il controllo del dettaglio –  appreso da queste discipline della mano – deciso ma anche gentile poiché ogni azione è “misura”, lascia sulla pagina scritta la sua impronta. La poesia presto se ne appropria, e avvantaggiata da questa conoscenza libera da essa un’energia visiva dirompente che non può non mostrarsi in stati d’animo:

 

Corre il cielo insieme alle rondini

è l’ora d’oro, niente come prima

né dopo, mai più.

 

Riaccende in cielo il volo di rondini

leggère appena nate quasi

morte di gioia al primo tramonto.

 

e quindi toccare esiti di straordinaria dolcezza:

 

Quando le stelle si girano di spalle

ti sembra d’inciampare

sdraiata nel buio del letto

 

come s’avvita l’acqua in caduta

lungo le grondaie o immersi

a fondo, cercare la mano che ti trae.