Una recensione di Raffaele Piazza su “L’attenzione” in Poetrydream, 26/5/19

Angelo Andreotti è nato nel 1960 e vive a Ferrara, dove dirige le Biblioteche e gli Archivi comunali dopo aver diretto per anni Musei.
Per la poesia ha pubblicato: Porto Palos (2006). La faretra di Zenone (2008), Nel verso della vita (2010), Parole come vita (2011), Dall’ombra la luce (2014), A tempo e luogo (2016). È anche autore di saggi.
L’attenzione, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Antonio Prete ricca di acribia.
Il testo composito architettonicamente è scandito in tre sezioni Una soglia di senso, Contro la porta, sigillata e Minima luce.
Il titolo del libro colpisce perché è lo stesso di un famoso romanzo moraviano ma va rilevato che a parte che per i diversi generi le due opere hanno poco in comune tranne la connotazione della parola attenzione che le sottende entrambe.
Attenzione significa applicazione e concentrazione della mente e dei sensi sulla presenza e l’attesa di un fatto.
Quanto suddetto bene si adatta ai componimenti di Angelo nei quali è sempre presente un tu al quale il poeta si rivolge del quale ogni riferimento resta taciuto, presumibilmente un amico, ma quel tu potrebbe essere anche il terzo che ci cammina accanto presente in una certa tradizione poetica: comunque è una figura enigmatica che accentua il carattere magico e avvertito di una scrittura densissima che ha per etimo la bellezza della forma.
Non a caso serpeggia nei versi un vago senso di attesa extratemporale e nell’attimo si concretizza una ricerca che sottende strumenti estetici raffinatissimi che tramite l’ispirazione designano esiti mirabili.
In Gestazione, attraverso parole dette con urgenza, il poeta gioca la carta affascinante della poesia nella poesia e tramite un’efficacissima metafora l’autore paragona le parole in nero sulla carta bianca a orme sulla neve e anche qui c’è il tu che nei versi imprime il ritmo dei suoi passi, immagine veramente suggestiva.
Intrigante anche il gioco dell’avvicinare parole come la nebbia e il gelo degli alberi con parole astratte come silenzio e solitudine.
In un disegnarsi di associazioni di sintagmi che ha il dono del turbamento e la connotazione dell’icasticità nel coniugarsi con la leggerezza le poesie decollano e planano con dolcezza e maestria e ricorrente è una natura rarefatta e altissime sono le sinestesie come quando il poeta afferma che la sera che scivola accanto ha pelle fresca o invita il tu a respirare la luce.
Tra accensioni e spegnimenti procede l’ordine del discorso di Andreotti e il ritmo sincopato produce una suadente musicalità.
Anche se non mancano folgorazioni neo liriche non si può considerare questa materia lirica tout- court.
Infatti la cifra dominante della poetica del Nostro è quella di una vena filosofica e intellettualistica e non quella di un naturalismo elegiaco. anche se non manca una vaga e costante linearità dell’incanto.
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Raffaele Piazza