Tomas Tranströmer

Forzare la metafora per portarla oltre il limite del senso, e quindi trovare un altro senso, questa è la cifra di Tomas Tranströmer (1931-2015). Penetrare la realtà con le parole per svellerne la parte nascosta, come una radice dalla terra. Mantenerne tuttavia il mistero, per non svilire lo spazio che da esso ci separa. Al punto che di una poesia come questa ne percepiamo il senso, ma non riusciamo a concluderlo in significato:

 

Firme

 

Devo varcare

la soglia oscura.

Una sala.

Il documento bianco brilla.

Con tante ombre che si muovono.

Tutte vogliono firmarlo.

 

Finché la luce mi raggiunge

e ripiega il tempo.

(trad. Maria Cristina Lombardi)

 

Oppure riempie la distanza con sensazioni, diverse e senza nessi, ma così tangibili che continuiamo a chiederci cosa ci sfugge:

 

La roccia dell’aquila

 

Dietro il vetro dell’urna

i rettili

stranamente fermi.

 

Una donna stende il bucato

nel silenzio.

La morte è senza vento.

 

Nelle profondità della terra

scivola la mia anima

silenziosa come una cometa.

(trad. Maria Cristina Lombardi)

 

E quando ci regala un punto di vista concreto, un’immagine reale per quanto “immaginata” come un quadro di Turner,

ecco che trova il modo di spiazzarci mostrandoci ciò che di Turner non abbiamo compreso:

 

Uno schizzo dal 1884

 

Il volto di William Turner è logorato dal tempo

ha il cavalletto al largo tra i marosi.

Seguiamo il cavo verde-argento giù nel profondo.

 

Si allontana guadando nel basso fondale del regno dei morti.

Un treno sta arrivando. Avvicinati.

La pioggia, la pioggia sta viaggiando sopra di noi.

(trad. Gianna Chiesa Isnardi)