Raffaele Piazza, “Alessia e Mirta”, Ibiskos Ulivieri, 2019

Sbaglieremmo se leggessimo questa raccolta cercando, poesia dopo poesia, di intravvederne una trama, di chiarirci le idee su Alessia, di comprendere l’enigma di Mirta. Innanzi tutto perché l’ordine cronologico è alquanto arbitrario, e non certo per distrazione ma per consapevole artificio, tanto che perfino nel fluire del verso la sintassi ospita “inversioni” (l’anastrofe) che turbano non soltanto il tempo, ma pure lo spazio degli accadimenti e del senso.
Per cui sì, la storia è quella di Alessia, ma quasi passa in second’ordine rispetto alla lingua poetica, che diviene la vera e unica protagonista, e insistentemente via via che procede la lettura si afferma con maggior forza. Esuberante come il verso, particolarissimo, di Raffaele Piazza. Costantemente a invertire il flusso, a sovvertire l’ordine logico-grammaticale (tradizionale) del discorso, a combinare insieme parole e fonderle in neologismi il cui senso che non è più la somma delle parti, ma un qualcosa di nuovo acquisito attraverso una nuova sonorità.

p. 12
Secondo tempo della vita
di ragazza Alessia,
l’adolescenza tintadifragola
sedici anni contati come
semi nel fertile terreno
a dare verdi piante […]

Si disordina così il flusso poetico non certo per vezzo, ma quasi per pretendere un’attenta lettura, e anche una rilettura che gusti in sé l’insistenza del suono, la combinazione, le allitterazioni, le rime che a volte fanno lo sgambetto alla voce non senza forzare il rapporto delle parole tra loro.

p. 17
Anima di ragazza Alessia
nell’intravedere dei mattini
la continuazione prosegue
dei baci la storia a ovest
della vita e a est la nuova
gioia nel presagire di stasera
il letto con Giovanni.
Fiorevole attesa dell’esame
di italiano (lei non è né Laura
né Beatrice). Con mosse
leggere dal balcone nella
luna entra con gli occhi
a toccarle l’anima la lamina
d’argento e poi per altre
destinazioni fino al telefono
procede per di bellezza
un’epifania nell’interanimarsi
con dell’amato la voce.

E poi, in quelle poche poesie in cui compare Mirta (che sappiamo morta suicida), ecco che il poetare muta. Il verso si distende, la sintassi perde di esuberanza e si fa intima lasciando parlare direttamente Alessia.

p. 37
Se sul farsi della tela
della sera firmamento
infiorato da stelle margherite
ti penso succede ancora
di fotocopiare la felicità
di quando dividemmo
l’innocenza di un gelato
per rinfrescare le anime.
E la fotocopia può essere
più bella della vita
prima del tuo suicidio,
Mirta, ragazzina di 44
anni dai molti amanti […]

Libro sorprendente questo di Raffaela Piazza. Enigmatico quel tanto che occorre per volerlo inseguire. Scritto a volte come potrebbe farlo un fotografo, o un pittore che attraverso l’astrazione ottiene ciò che sfugge al realismo, o un videomaker alle prese con il montaggio di una clip di cui ha perduto l’ordine, ma che nel disordine raggiunge l’essenza di ciò che ha filmato. Come se sovvertendo il tempo cronologico (Kronos), il tempo cioè che nel presente raccoglie passato e futuro, prendesse il sopravvento la forza vitale (Aion), cioè quel tempo che, senza presente, consente la coesistenza di passato e futuro, senza intermediazioni e spesso sovvertendoli.

 

L’immagine è di Mattia Moreni, Sole e rovo, 1956, part.