Pierre Reverdy, Il sentiero, da “La maggior parte del tempo”, Guanda, 1966

È uno sguardo profondamento attento alle cose quello di Pierre Reverdy (1889-1960), sempre pronto ad accogliere della loro presenza gli aspetti più inconsueti e farne oggetto di meditazione. Il silenzio è il luogo in cui tutto accade, e dunque la dimensione in cui ogni dettaglio del reale genera quel senso che soltanto la parola poetica può restituire.

Se il silenzio nella poesia di Reverdy è il luogo, è il cammino a dare il ritmo giusto ad ogni verso come se ciascuno fosse un colpo d’occhio, apparentemente slegato dagli altri ma in realtà tutte sfaccettature di una immagine la cui somma è molto più dell’insieme. Silenzio e cammino sono ospiti del sentiero, che è una sorta di eterotopia in cui la solitudine insegue la verità, che in qualche modo forse avrà per lo meno sfiorato quando, nel 1926, abbandona Parigi e si ritira dal mondo abitando in una casetta vicina all’abbazia benedettina di Solesmes.

 

 

Sentiero

 

Accanto al sentiero aperto

                       E al bosco sotto la neve

                       La punta che solleva la notte

      La lampada veglia

            Sul volto bianco

            Le palpebre abbassate

            Sul muro scoperto

            Le imposte richiuse

Le piste del suolo si congiungono

Il ponte più vicino

I riquadri tutt’intorno

                       Le forme

                       Gli oggetti

            Il mistero delle porte

Si supera l’emozione che sbarra la strada

E senza voltarsi si va sempre più lontano

            La casa non ci segue

            La casa ci guarda

            Tra due alberi

                       la sua chioma rossa

                       e la sua fronte bianca

Il silenzio s’attarda.

 

(trad. Franco Cavallo)

Immagine in evidenza: Giuliano Mauri, Cattedrale, Arte Sella (foto Aldo Fedele)