Pagine a maggese

Vivendo in una terra piana ai bordi del fiume, la campagna fa presto a diventare il luogo da frequentare, con i suoi frutteti, il grano, il mais, un tempo anche la barbabietola e ora invece la soia… Tuttavia m’incanta il terreno lasciato a maggese. Fin quando c’erano stalle il maggese era l’erba medica con i suoi fiorellini viola-azzurro. Adesso invece è spesso terra lasciata semplicemente a sé stessa, libera di ospitare quel che capita, l’importante è il riposo della terra dopo la fatica sopportata dalla coltivazione e prima di un’altra produzione.
Ecco, questo sito l’ho pensato un po’ così: a maggese. Libero di popolarsi con quel che mi capita durante le mie letture e le mie esperienza tra un libro e un altro. Non un blog, che sarebbe a suo modo un’altra coltivazione, ma proprio come se fossero pagine a maggese, a riposo, senz’altra finalità che non sia l’ospitalità di ciò che casualmente incontro. E sia ben inteso che non credo affatto alla casualità del caso.

Un appunto sulla domanda di Edmond Jabès sotto il titolo del sito:
Le parole cambiano quando cambiano bocca?
La mia risposta è sì.
A questa frase di Jabés dovrebbero fare da sostegno questi due versi di Derek Walcott:
Cos’è la poesia, ammesso che valga qualcosa,
se non una frase che passa dalla mano alla bocca?
Se ancora non è chiaro confido in questa prosa di Paul Auster (che iniziò come poeta):
Per fare quello che fai hai bisogno di camminare. È camminare che ti porta le parole, che ti permette di sentire il ritmo delle parole mentre le scrivi nella tua mente. […] Scrivere incomincia nel corpo, è la musica del corpo, e anche se le parole hanno significato, possono a volte avere significato, è nella musica delle parole che i significati hanno inizio. Siedi alla tua scrivania per scrivere le parole, ma nella mente stai ancora camminando, sempre camminando, e quello che senti è il ritmo del tuo cuore, il battito del tuo cuore.
Anche leggere incomincia dal corpo, e dunque dalla bocca.