Nel verso della vita

Angelo Andreotti: “nel verso della vita”, Este, 2010

“Se anche il titolo – Nel verso della vita – con la sua allusiva ambiguità e la sua polivalenza semantica, con la sua struttura metrica dell’accentazione pariniana e con i suoi richiami letterari, appartiene ad un discorso poetico, non è azzardato supporre che i versi in cui stiamo per addentrarci rispondano ad un’idea di poesia fondata sul rigore stilistico e sulla preziosità della parola e dell’immagine. […] È proprio la trasparenza della lingua, dove si fondono intensità e chiarezza, spontaneità e rigore, a porsi come lo strumento perfetto per contenere e dare forma alla forte tensione del pensiero che attraversa l’ispirazione di questo poeta.”

Dalla prefazione di Paolo Vanelli.

la tua voce non mi guarda se parli
riversa
confondendo ciò che vedi
con il riverbero della tua mente
sono più ampio di uno sguardo
ma resto
nel breve colpo d’occhio del tuo corpo
definito nel fondo d’evidenza
su cui scorre la vita
e sospeso
scivolo nel ciclo della marea
di canti sussurrati lungamente
al ritmo di equoree danze
io sono
in quest’aria che respirando tocchi

non acquieta la sponda nella terra
i tormenti sviscerati dalle acque
ma in leggerezza ne contiene il senso
scavando rotte che il fiume accompagna
misurandone il principio e la fine
non così la vita
che all’occorrenza
strappa gli argini
erompe
e inverte
la direzione incisa da un cammino
pensato già risolto e definito
quando invece reclinati si torna
invalidando il conteggio dei passi
che mai ci porta alla stessa partenza
tra abbondanze
miserie
e abbandoni
ciò che inizia non finisce
ma scorre
infiltrandosi nel molle interstizio
che distingue il perenne dall’eterno
per questo ora nuoto la tua corrente
ti affianco
e mi adeguo
indossando
le forme che vai assumendo
mia vita
nel contorno indefinito del tempo
che si divide ignorando il presente

dal fruscio rallentato di un pastello
steso
a diradare il cielo in mare
in un’ora chiara di azzurri e rosa
si allunga
l’eleganza dello sguardo
tra nuvole sfilacciate o nodose
impastate di sole
di aria e di acqua
fin quando il tempo confuso si perde
attraversando i suoi stessi confini
addormentati nel vento leggero
disteso e intento
a sciogliere ormeggi
e a districare con dita tremanti
le cime morsicate dal pensiero
rimasto impigliato in un’emozione
che prende di serenità
la luce
mentre con lenta cura lava il mondo
stupito
per come a volte si tace