La lettera della poetessa Silvia Comoglio su “L’attenzione”

Angelo carissimo,
L’attenzione, un titolo che chiama e scuote perché dire attenzione è come dire sporgenza dell’anima, ossia: farsi fecondi per avere cura e accogliere l’altro e il mondo, per cercare e esplorare le cavità del senso e le radici della parola. Altro – mondo – senso – parola. Questa la costellazione che tu dispieghi con pensata e densa leggerezza, costruendo un reticolo che è poi una sintassi di esistenza e essenza. E da questa sintassi si procede verso un dire che è germogliare continuo di quello stretto legame tra cosa parola e senso che tu dichiari nel testo con cui si apre la tua raccolta, in Profumi. Profumi, un’epifania, se vogliamo, ma un’epifania che qui è fatta di una luce vestita di sensazioni olfattive e che proprio per questo, perché è luce e olfatto/respiro, maggiormente si offre e si accoglie, e ci in-veste. E così, stando in questa particolare epifania, in questa bussola singolare, si percorrono i tuoi versi e nei tuoi versi ci si orienta. E anche quando la parola, le tue parole, mettono in campo la privazione o la constatazione/amarezza che “In fondo all’anima qualcuno canta/ mettendo in metrica la cavità/ di questo piccolo mondo che è il nostro// ma nessuno più ascolta”, ecco, anche in questi casi quella singolare bussola entra in gioco e riorienta la privazione e l’amarezza. Non le cancella, certo, e non le annulla ma le fa ri-accadere con un’aggiunta di senso/significato. Un’aggiunta che diventa netta, compiuta, quando si legge l’ultimo testo, quello che dà il titolo alla raccolta. È qui che ci viene detto il come, il come noi possiamo interagire con l’altro e il mondo perché l’altro e il mondo siano/rivelino essenza ed esistenza. La chiave è l’avere cura, l’avere attenzione, perché è in questo sporgere e sporgersi che non si resta indifferenti ma si accoglie e ospita.
Quindi, Profumi e L’attenzione. I due poli/epifania. Una, Profumi, del legame tra cosa parola e senso, e l’altra, L’attenzione, del come noi dobbiamo relazionarci per dare un senso. E ancora, il primo testo è la bussola che ci orienta verso dopo verso con il suo ago in continuo movimento. Nell’ultimo testo, invece, l’ago è fermo, definitivamente orientato perché si è fatto chiave, sostanzialità di ciò che ci chiede l’essere/stare nel/al mondo.
Un’opera, L’attenzione, intensa e forte, che schiude e dissemina con un linguaggio autentico, di grande raffinatezza e compiutezza.
Spero, Angelo, che tu ti riconosca in quanto ti ho scritto del tuo L’attenzione, un libro che ti darà molte soddisfazioni.
Un caro abbraccio e a prestissimo,
Silvia

 

L’immagine è un fotogramma di Il cielo sopra Berlino, di Wim Wenders