La faretra di Zenone

Angelo Andreotti: “La faretra di Zenone”, Corbo, 2016

La faretra di Zenone è un libro dall’impostazione originale e azzardata, dove poesia e prosa si danno la voce cercando di rinforzarsi attraverso le peculiarità delle loro differenti tavolozze espressive. Ne risulta una composizione leggera nella forma ma densa nei contenuti, incalzata da un ritmo serrato che alla fine rivela al lettore la sua realtà di lungo canto. Il senso della distanza, quindi il viaggio pronunciato in chiave esistenziale, è il grande tema di tutta l’opera, sulla quale incombe il terzo paradosso di Zenone: la freccia vola dall’arciere al bersaglio, ma resta immobile se pensata in riferimento allo spazio che occupa in un preciso istante.

[esaurito]

2

Saper ricordare è un viaggio
che lo sguardo percorre
quando la mente s’insabbia
nell’ora ferma di un disincanto

per questo se mi guardi gli occhi puoi trovarci tutto quello che sono stato,
e in fondo anche ciò che sarei potuto essere. Lì è il mio inizio, e là la mia
fine. Vedi? Il viaggio è in mezzo: un andare e venire senza tregua che
confonde i tempi, e mi fa tornare ovunque sia già stato pur avviandomi
sempre altrove.

6

Così si odorano distanze
che il vento ci sposta
e si accolgono presagi
che l’attesa potrà inseguire

per questo non arriveremo alla meta verso cui siamo partiti, e neppure
seguiremo il percorso che avevamo deciso. Ci fermeremo prima, molto
prima, o forse prenderemo una via verso un posto che da nessun luogo
potremo vedere, ma soltanto intuire ogni volta che il vento ce ne porterà il
profumo.

10

Il distendersi di un’essenza
misura la distanza
che separa la rosa
dal suono della sua parola

ma non basterà una parola per nominarti, perché una parola da sola non
può saperti. Ci vorrebbe un canto lasciato nell’aria a cercare sé stesso, un
po’ come della rosa l’odore che della rosa segue come un dito la forma.
Chiamarti sarebbe possibile, allora.

16

A volte stanchezza prende
ma poi basta la carezza
che l’aria nasconde nelle ali
di un sorriso trovato a caso

magari incrociato nel mezzo di una solitudine rimasta a pescare pensieri nel
silenzio. E allora dopo il sorriso parlami, che possa ascoltare storie che i
tuoi occhi hanno visto, raccontami la pienezza di quel volo che sa
ammassare l’aria e sospingere un passo ancora verso il cielo. Anche se
non saprò raggiungerti, potrò comunque cercarti perché saprò
esattamente dove immaginarti.

69

Sui tetti riflessi di cielo
con la luna radente
voli di nubi argentate
a cavallo di una follia

montata per raggiungere il posto lasciato vuoto dalla serenità. Si resta in
attesa di uno sguardo che raccolga quel che della vita ci è caduto, o che
incauti abbiamo perduto. Resterà sempre aperto il tempo per andare e
tornare, e forse ci sarà sempre qualcuno disposto a fermarlo in un
abbraccio.