Kent Haruf, Trilogia di Holt (Canto della pianura, Crepuscolo, Benedizione), NN editore

Nel maremagnum della narrativa che ogni giorno viene alimentato dalla furia mercantile (omicida e suicida) dell’industria editoriale, fatico a trovare cose degne da leggere. Molto spesso le abbandono dopo poche decine di pagine, o continuo perché comunque almeno non mi danneggiano.

Non così la Trilogia di Holt di Kent Haruf (1943-2014). Tre libri (Canto della pianura, Crepuscolo, Benedizione) che si possono leggere nell’ordine che si vuole perché, a unirli, è soltanto la cittadina di Holt, Colorado. A rigore la ratio della trilogia nella sequenza presentata dall’autore segue una sua consequenzialità: nascita, vita, morte. L’editore (NN, milanese e da tenere d’occhio) presenta invece un ordine differente, che è quello del traduttore (Fabio Cremonesi, da leggere senz’altro la sua paginetta a fine libro), che è quello personalissimo del primo libro letto a dispetto dell’originaria pubblicazione.

La scrittura di Haruf è apparentemente una scrittura piana, descrittiva. In realtà è come una mano tiepida che accarezza le vite dei personaggi. Questi sono positivi e negativi, e qualcuno è pure orrendo. Tuttavia la voce di Haruf non ha mai un’intonazione castigante – le loro azioni sono già per loro stessi un castigo –, per cui anche sui portatori del male il lettore si scopre ad appoggiare uno sguardo compassionevole. Nessun giudizio, ma tanta, tantissima dolcezza, e tenerezza a volontà talmente autentica da sfuggire quasi. La scrittura di Haruf è sempre garbata, si prende cura di ogni evento, di ogni personaggio o paesaggio.

Penso che Kent Haruf sarebbe stato il vicino di casa ideale, la persona da ascoltare e da interpellare, sia anche per le banalità quotidiane e forse proprio per queste, che sono le più importanti.

Penso anche che questi tre libri dovrebbero essere adottati come manuali per un improbabile corso di educazione alle emozioni. Cattedra impossibile, in un mondo tutto impostato sugli accumuli conoscitivi, all’esercizio della razionalità, dimenticando quel sapere indispensabile, e pur sempre portatore di conoscenza, che hanno le emozioni.

 

Selezionare un brano da una trilogia narrativa è praticamente inutile, ma almeno è una traccia:

Intanto all’esterno della casa, fuori dalla stanza silenziosa in cui erano seduti, il buio iniziò ad avvolgere le strade.

Presto i lampioni si sarebbero accesi tremolando, sfarfallando, per illuminare tutti gli angoli di Holt.

E ancora più in là, fuori città, sugli altipiani, le luci blu dei lampioni nei cortili avrebbero brillato dagli alti pali sulle fattorie e sugli allevamenti isolati della campagna aperta e brulla, si sarebbe alzato il vento, avrebbe soffiato negli spazi aperti senza trovare ostacoli sui vasti campi di grano invernale, sugli antichi pascoli e sulle strade sterrate, portando con sé una polvere pallida mentre il buio si avvicinava e scendeva la notte.

E loro erano ancora seduti insieme nella stanza, in silenzio, il vecchio con questa donna gentile fra le braccia, in attesa.