Kathleen Jamie, “La compagnia più bella”, Medusa 2018, trad. Giorgia Sensi.

È una voce assorta e sorridente, quella che incontriamo in La compagnia più bella della scozzese Kathleen Jamie, ancora una volta tradotta da Giorgia Sensi; una voce attenta ai più umili e apparentemente insignificanti dettagli della vita e della natura. Il tono è pacificato, senza asperità, pronunciato nel clima mite di pensieri sempre stupiti e offerti con parole piane, concatenate in versi mai accesi eppure irradianti calore. Come una vicinanza, o un affettuoso abbraccio.
Le sue poesie mettono in mostra le tante pieghe del quotidiano, ed è un quotidiano frequentato con fanciullesca dolcezza mischiata a femminile saggezza.
L’osservazione, quieta e paziente, le consente quello sguardo incantato e innamorato che non le permette l’indifferenza dell’abitudine, e ogni minimo particolare emerge quasi da sé per farsi testimone inconsapevole di sotterranee – per quanto ariose – riflessioni sulla vita. Basta dedicare, a un merlo per esempio, un po’ di tempo, leggerlo nel paesaggio, pazientare e infine uno spunto sulla provvisorietà della vita, con le sue presenze, arriverà:

Merlo
 
Quel merlo tra i rovi
                       sull’argine esterno
non sa di essere nato
              non sa di essere gloria e parte
di questo mattino domenicale
                              in stile nord-atlantico.
Dal becco giallo il canto scende
                            alle prime celidonie dell’anno;
la gola pulsa. Con un grido giallo
gratta l’orecchio sinistro
 
Tra poco si dissolverà la nebbia
                a rivelare il Rum Cuillin
coperto dalla neve di marzo, e le acque del Minch
               ma per ora è il merlo
il centro dello sguardo del mondo
                            –  finché ecco! È volato.

Il tempo presente è quello preferito dalla sua poesia, ed è un tempo buono per la contemplazione, per “stare a guardare” con la mente spoglia, e quasi fosse una tabula rasa, Kathleen si lascia andare al dettato di ciò che i suoi occhi le mostrano, giocherellando con le parole per ordire immagini di rara immediatezza:

La vista
 
Da troppo tempo
                             non guardo il mare
                                            per dieci interi minuti!
– l’orizzonte che brilla come una chiave magica,
un nitrito di spuma ai piedi della scogliera,
 
               e tutti i silenzi del cielo, i suoi dialetti…
 
Ecco ora arriva un turbine di vento
                                          tutto vestito di grigio
e si precipita verso la terraferma –
uno sbaffo di arcobaleno
              stretto come la borsa della spesa
                                                         nella mano destra.

Con la stessa lenta osservazione ritrae anche gli esseri della natura utilizzando rapide ma esatte pennellate, come per i pony che arrivano al trotto /verso chi porta parole gentili, o per Gli aironi, / saccenti e ridicoli, o ancora per il merlo attraverso il quale immerge lo sguardo in sé stessa con tenue malinconia che non raggiunge mai i toni della tristezza:

Pergola
 
Una pergola sul mare, un capanno da giardino,
messo assieme con legni raccolti in spiaggia e arredato
di un divano sfondato
                                            è qui che sono seduta,
e mi sforzo di coltivare la filosofia del prendere-o-lasciare
 
sulla linea di marea, felice di rimanere
finché l’ultimo piccolo merlo
                                         lascia il nido
incastrato nella rosa canina alla mia sinistra.
 
Di tanto in tanto padre merlo
saltella attraverso il comune quadrato erboso,
                                                                     inclinando la testa.
Amico, è il mare che senti, vasto e giusto
oltre quelle dune, oltre la tua contezza di merlo,
 
ma io cosa so? Maggio è di nuovo disteso
per tutto l’emisfero settentrionale, e oggi
è il mio compleanno. Chicchi di grandine improvvisi
pungono questo asilo provvisorio. Non è ancora finita.

È sempre uno sguardo malinconico e sereno a passeggiare qua e là dentro buona parte delle poesie di Kathleen, quasi fosse un lenzuolo sul quale ordire con ricami perfetti le occasioni per esprimere la sua visione del mondo, oppure ricordi talmente forti da sembrare ritratti dal vivo, più che presenti, eppure appena un velo di nostalgia delicata, e sempre con quel modo di affrontare l’esistenza con nitida concretezza, senza concessioni ma anche senza opposizioni:

Corporation Road II
 
Sulla mia altalena rossa volai
in alto, fin dove consentivano
le catene di ferro, il cielo
 
verso cui mi lanciai non si degnò
di accogliermi; spiegai le ali,
stordita da quel blu, dalle nuvole ribelli –
 
torna, disse la Terra
ho la tua ombra.

A dispetto delle apparenze, Kathleen Jaime è poetessa complessa proprio perché appare semplice, familiare. In realtà, se la sua parola, la sua versificazione non porge ostacoli al lettore, non per questo evita profondità di pensiero che tuttavia sa mantenere accogliente, mai respingente, purché il lettore si ponga di ascolto così come fa lei con il mondo circostante.
Per esempio la natura da lei tanto praticata non è paesaggio, piuttosto è luogo da imparare con vasta e lenta frequentazione, dove si può comprendere che ciò che in essa si palesa è sia nella semplicità di ciò che vedi, sia nella complessità conoscitiva di ciò che senti.
La sua è una poetica consapevole del limite della parola nel raggiungere il mondo, ed è proprio questo limite a dare forza alla parola nell’evitare di sostenere il sapere, e cercare invece lo stupore (non lo stupire), quasi il sentimento, o il pre-sentimento, di comprendere qualcosa di questa vita di cui nulla sappiamo se non ciò che sentiamo.

La scogliera
 
Su, tentiamo la sorte qui con il mortale,
                                     il banale e il mortale,
e passeggiamo tra le distese di armeria rosa
                                                            della scogliera,
le zaffate di guano di procellaria che ti prendono alla gola
e lasciamo che si apra uno spazio
                             tra parola e mondo
                                            pizzicato dal vento, tremante

È grazie a Giorgia Sensi se la poesia di Kathleen Jamie inizia a essere conosciuta da un pubblico più vasto in Italia, avendone già tradotto una selezionata antologia pubblicata da Ladolfi (2016) in La casa sull’albero. Poesie scelte (mio asterisco qui), oltre ad alcuni racconti di viaggio raccolti in Scrutare gli orizzonti (Tufani, 2018).

L’immagine è della scozzese Victoria Crowe, The Large Tree Group