Giorgio Caproni, “Il mare come materiale”, e Mario Ceroli, “Maestrale”

Giorgio Caproni dedicò la poesia Il mare come materiale a Mario Ceroli, e la inserì tra i Testi marittimi, e di circostanza nel volumetto Il conte di Kevenhüller pubblicato nel 1986. Senza approfondire troppo, ho sempre pensato che l’avesse scritta avendo negli occhi la scultura in vetro Maestrale di Ceroli, che però è del 1992 come la versione in legno Vague. Ne potrebbe conseguire non che Caproni scrisse la poesia pensando a “questa” scultura di Ceroli (che ancora non esisteva), ma che invece dalla poesia se ne ispirò lo scultore. Forse.

 

 

Comunque sia, poesia e scultura si tengono così tanto a braccetto che sembrano nate l’una insieme all’altra, quasi si ricalcano e, al di là delle date, volendo ammettere che Ceroli pensò alla poesia per realizzare la scultura, resterebbe il fatto straordinario di una capacità di leggere quella poesia attraverso una sensibilità davvero eccezionale, al punto che invece di Maestrale la scultura potrebbe intitolarsi La poesia come materiale.

 

Il mare come materiale

 

   Scolpire il mare…

 

   Le sue musiche…

 

                                  Lunghe,

le mobili sue cordigliere

crestate di neve…

 

                                Scolpire

– bluastre – le schegge

delle sue ire…

 

                         I frantumi

– contro murate o scogliere –

delle sue euforie…

 

   Filarne il veto in làmine

semiviperine…

 

                           In taglienti

nastri d’alghe…

 

                            Fissarne

– sotto le trasparenti

batterie del cielo – le bianche

catastrofi…

 

                    Lignificare

le esterrefatte allegrie

di chi vi si tuffa…

 

                             Scolpire

il mare fino a farne il volto

del dileguante…

 

                             Dire

(in calmerìa o in fortunale)

l’indicibile usando

il mare come materiale…

 

   Il mare come costruzione…

 

   Il mare come invenzione…