Geoffrey Hill, I guardiani

Trovo in questa poesia di Geoffrey Hill (1932-2016) una forza che rompe le barriere del tempo. Non ho idea cosa l’abbia portato a scriverla (proviene da una raccolta del 1959), posso immaginarlo ma non importa.  La poesia non è mai cronaca, e la sua esattezza sta nel punto che tocca. Quello che sento è il suo essere dannatamente attuale, e anche senza le ragioni mantiene la sua capacità di trasmettere emozioni e sensazioni che arrivano nel profondo, lungo un presagio di disperazione.

La poesia è tratta da Per chi non è caduto Poesie scelte 1959-2006 (Luca Sossella, 2008).

 

I guardiani

 

I giovani, alzatisi presto, se n’erano andati,

alcuni in escursione oltre l’imbocco della baia,

altri verso i laghi, fragile sole riflesso.

Nuvoloni tonanti s’addensano, goffi, da sud;

 

I vecchi gli osservano. Hanno osservato crollare

porti sicuri e affollati sotto burrasche improvvise,

irrompere grandi maree, bruciare al pontile panfili

che su mari puliti spiegavano vele efficaci.

 

Vi sono silenzi. Anche questi loro sopportano:

dolci sviluppi; dolci scosse d’una calma in assestamento.

Tranquillamente sguazzano sulla spiaggia turbata;

raccolgono i morti non appena i primi a pelo giungono a riva.

 

[trad. Marco Fazzini]

 

William Kentridge