Francesco Benozzo, La capanna del naufrago, Kolibris, 2017

La capanna del naufrago (con versione inglese di Gray Sutherland) non è un poema sulla solitudine, ma è un poema che parla (canta) dalla solitudine. Da quella solitudine che azzera i tempi, o li confonde tra lo spazio della memoria e l’orizzonte dei presagi, dunque nel territorio della visionarietà, che è il modo poetico di fare esperienza della vita.

Francesco Benozzo è un cantore, un aedo, un bardo, a suo modo è anche uno sciamano che compone poesia lasciandosi trascinare dai suoni esterni, quelli che va ascoltando, e dai suoni interni, quelli che nel frattempo produce con la sua arpa celtica. Sa che la poesia è sempre stata suonosenso, per dirla con Antonio Prete, ma non cerca modi nuovi per dirla, semplicemente spinge le parole ben oltre la sonorità per incontrare la musica, dare un senso alla sua sonorità, senza per questo essere un cantautore. C’è la natura che lancia il suo “la”, c’è la poesia che s’inserisce in questo mondo del tutto autosufficiente, e cerca di dire la sua o, meglio ancora, si lascia dire sull’onda di quel concerto di suoni, colori, forme, odori… che è il mondo, e c’è la cetra che unisce, come fosse un ponte tra natura e cultura.

Eppure la parola, quella scritta, regge anche per conto suo, come se la carica energetica rappresentata dal hic et nunc di natura e cetra l’avessero impregnata in modo indelebile, e a leggerla (ad alta voce) anche per conto nostro qualcosa resta, come resta sempre nei versi della poesia autentica.

 

Non ricordo che vaghe invisibili cose

a me sempre più care e famigliari.

La luce smorta di un mare senza barche

si era portata via gli ultimi scogli

e quel poco di me che rimaneva.

Vaghe cose invisibili e lontane

quelle più tristi e belle, cose di sempre

che mai avrei pensato di poter perdere.

Ma i giochi erano fatti, i conti chiusi

e tutti i sogni, marciti come cortecce,

galleggiavano al largo del naufragio.

Quasi più niente da tenere tra le mani

nessun timone o remo, nessun boccale

nessun coltello per tagliare delle reti:

quasi più niente, solo rami e ombre

solo rami tra il mare e il mio respiro

tra il mio respiro e il sole di nord-ovest

e qualche ferro arrugginito del mondo andato.

 

Un assaggio di cetra e poesia alla Biblioteca Ariostea di Ferrara: https://youtu.be/rWTKTesbb-g

Il sito di Francesco Benozzo: https://www.francescobenozzo.net/

Il sito dell’editore che ha convinto l’autore a mettere su carta ciò che lui aveva pensato per l’etere: http://edizionikolibris.net/index.php/2017/04/05/francesco-benozzo-la-capanna-del-naufragothe-castaways-shack/