Da “Dell’ombra la luce”, L’arcolaio, 2014

Un pomeriggio di calura estiva, nella stanza con le tapparelle abbassate per tenere lontane luce e afa. Torpore e pensieri stranieri vagano in una penombra buia e nel suo tempo sospeso. Un silenzio che s’infrange nell’oscuro e porta parole, parole che non abbagliano ma stemperano il buio in ombra. Tutto tace ma non il suono-ritmo di un verso, che si allunga e si allarga, si alza e cade sorreggendoti. Comprendi che qualcosa ti è stato dato. Ora sta a te come disporne.

 

A tratti l’ombra nella casa scricchiola
sotto il peso del vuoto
scavato in trasparenza tra le cose
dove ti sei tremendamente visto.
 
Scopri il buio,
                       denudalo in ombra
in questa stanza dal capo chinato
in meridiana attesa,
                              così immobile
poiché in disparte dal tempo che passa.
Tieni fermo il chiarore sull’uscio.
Consenti al tuo respiro d’incarnarsi
nella parola cara
che arriva da una piena di silenzi,
ciascuno diverso dall’altro,
e tutti a sorreggerne il senso,
come il mare al mattino
                                      della notte
sull’onda porta il canto fino a riva
affinché sia la terra a disporne.

 

L’immagine: Fabrizio Ceccardi, dalla serie Blue color