Charles Baudelaire, A una passante

Un incontro veloce in una strada parigina. Un passaggio che tuttavia incanta, attrae, ammalia. L’esercizio di un’attenzione smisurata, e la capacità di assorbire ogni minimo dettaglio da una realtà pronta a dissolversi nel nulla, ma che non potrà dissolversi nello sguardo del poeta che ne fa una narrazione, breve come un sonetto, durevole se a scriverlo è Baudelaire.

Spostando lo sguardo dal poeta a questa misteriosa passante, viene da pensare se mai se ne sia accorta dell’intensità dello sguardo di quell’uomo dalla fronte ampia, le labbra dritte e strette nel trattenere in sé il silenzio e dunque in totale ascolto del mondo, gli occhi come bisturi pronti a vedere il suo dolore, il suo corpo, a intuire la burrasca nel suo sguardo…

Quanto può essere durato quell’incontro? Qualche minuto, giusto il tempo per la donna di sparire tra la folla, o di girare un angolo di strada, e comunque sparire, magari infastidita e lusingata da quell’attenzione. Ma anche il tempo di restare eternamente ritratta in questi pochi versi che nulla di lei si sono persi, e tuttavia in lei perdendosi.

 

A una passante

(trad. Antonio Prete)

 

La strada era assordante, urlava tutt’intorno,

esile ed alta, in lutto, regina dolorosa

una donna passò, con la mano fastosa

sollevando il vestito, di trine e balze adorno.

 

Leggera, nelle gambe una scultorea grazia.

Negli occhi suoi, cielo ove s’annuncia l’uragano,

bevevo, come quello ch’è fatto ossesso e strano,

la dolcezza che incanta, il piacere che strazia.

 

Un lampo… poi la notte! Bellezza fuggitiva,

che con un solo sguardo la vita m’hai ridato,

non ti vedrò più dunque che nell’eterna riva?

 

Altrove, in lontananza, e tardi, o forse mai!

Non so dove tu fuggi, tu non sai dove vado,

io t’avrei certo amato, e tu certo lo sai!

 

La traduzione di Antonio Prete è contenuta in L’ospitalità della lingua, Manni 2014.

L’immagine: Giuseppe De Nittis, Giovane donna…