Asterischi

Franca Mancinelli, da “Mala kruna” (Manni 2007) a “Libretto di transito” (Amos 2018), passando per “Pasta madre” (Aragno 2013)


[In A un’ora di sonno da qui (Italic, 2018) Franca Mancinelli ha confluito – con alcune varianti, qualche aggiunta e poche esclusioni, Mala kruna (Manni 2007) e Pasta madre (Aragno 2013). I numeri di pagina si riferiscono a questa edizione] Mala kruna (2007) è ciò che nel titolo sta scritto: una piccola corona di spina. Ogni poesia è ciò che resta…

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Fabrizio Lombardo, “Coordinate per la crudeltà”, Kurumuny, 2018


Coordinate per la crudeltà pare proprio contenere le indicazioni (o le esemplificazioni) per osservare il mondo, la nostra contemporaneità, la nostra esistenza, la nostra società, nel modo più crudo possibile, con la ferocia non del cacciatore ma della preda, quindi una ferocia di estrema e (probabilmente) inutile difesa. Una preda verosimilmente vittima di quelle stesse trappole che lei stessa ha…

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Giovanna Menegus, “L’occhio fotografico”, Macchione 2018


L’occhio fotografico è l’ultima sezione (ma anche il titolo) della più recente raccolta di poesie di Giovanna Menegus. Trentaquattro poesie (con un Poscritto o a parte) che sfilano lungo le pagine la descrizione intensa di paesaggi o scene raggruppati in tre “tempi”, raccolti tra la fine dell’estate e l’autunno inoltrato. Il titolo potrebbe suggerirci che l’intento di Giovanna sia quello…

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Duccio Demetrio, “Foliage. Vagabondare in autunno”, Raffaello Cortina 2018


Che l’autunno nell’immaginario collettivo passi per essere una stagione triste, malinconica, mesta, e quindi metafora dell’abbandono, della vecchiaia, della caducità, ecc., parrebbe una cosa scontata, sulla quale non aver nulla da discutere, nulla da aggiungere o da ribattere. D’altra parte è la stagione delle piogge, dei defunti, della fine dell’estate e dell’inizio dell’inverno, di Demetra e Proserpina e Ade, del…

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Marco Furia, “Pittorici idiomi”, 2018


Dopo essersi cimentato con quindici quadri di quindici artisti famosi (Iconici linguaggi, 2016), ora Marco Furia continua la sua indagine poetico-narrativa su tredici quadri di tredici artisti meno conosciuti (Pittorici idiomi, 2018), entrambi pubblicati dalla rivista on-line www.ebook-larecherche.it. Lo schema è semplice: individua un’opera pittorica sulla quale scrive un breve testo iniziando dalla descrizione del quadro stesso, per poi proseguire…

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Stefano Raimondi, “Il cane di Giacometti”, Marcos y Marcos, 2018


Quando Stefano Raimondi terminerà la sua trilogia dell’abbandono, e la trama sarà così completata, si avranno a disposizione tasselli importanti per ragionare attorno alla sua poetica, e magari ritornare sulle precedenti raccolte e utilizzare ulteriori chiavi di lettura. Per ora è meglio soffermarsi sul quest’ultimo volume, Il cane di Giacometti, che segue di cinque anni la prima tappa della trilogia…

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Kathleen Jamie, “La compagnia più bella”, Medusa 2018, trad. Giorgia Sensi.


È una voce assorta e sorridente, quella che incontriamo in La compagnia più bella della scozzese Kathleen Jamie, ancora una volta tradotta da Giorgia Sensi; una voce attenta ai più umili e apparentemente insignificanti dettagli della vita e della natura. Il tono è pacificato, senza asperità, pronunciato nel clima mite di pensieri sempre stupiti e offerti con parole piane, concatenate in…

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Carmen Yáñez, “Migrazioni”, Guanda 2017. Due poesie


Certo che bisogna passarci per capire cosa sia veramente la fame, il tagliare i ponti con le proprie origini, l’essere spaesati e in balìa dell’indifferenza della natura, o degli altri essere umani. Quella frequenza della ferita / che il disprezzo non vede è l’essenza stessa dello stato del migrante. Carmen Yáñez fuggì da Pinochet, ma nella sua poesia, almeno in quella…

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Agota Kristof: “Emigranti”, da “Chiodi”, Casagrande, 2018


Agota Kristof (1935-2011) fuggì nel 1956 dall’Ungheria invasa dall’Armata rossa, si stabilì a Neuchâtel dove abbandonò la sua lingua madre per quella francese. In questa scrisse tutti i suoi libri che la resero giustamente famosa, eppure la considerò “lingua nemica”. Nemica perché si sostituì a quella della sua terra diventando il simbolo dell’emigrazione forzata, perché se ne impadronì a fatica,…

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Mariella Mehr: una poesia da “Ognuno incatenato alla sua ora”, Einaudi, 2014


La vita di Mariella Mehr ha le radici nel popolo zingaro degli Jenish. Essendo nata nel 1947 non ha patito le persecuzioni del nazismo, bensì quelle dell “Pro Juventute”, un’associazione svizzera che strappava i figli alle famiglie jenish per rinchiuderli in istituti di “rieducazione” (grazie al programma “Recupero dei bambini di strada” attivo dal 1926 al 1974), e poi affidarli…

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Elisabetta Sancino, “Il pomeriggio della tigre”, Terra d’ulivi, 2018


Sembrano non volersi staccare dalla quotidianità le poesie di Elisabetta Sancino nel suo Il pomeriggio della tigre (Terra d’ulivi, 2018), ma la quotidianità di cui parla non è sosta davanti allo specchio, bensì attraversamento della propria vita per alzare il capo e guardare il mondo. In corsa Finché siamo vivi andiamo slacciati, impudenti tracanniamo la panna dalla brocca non speriamoci…

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Il silenzio è nelle parole


Il silenzio è nelle parole, ed è condizione imprescindibile per ascoltarle. In esso la parola prende corpo, e questo corpo le dà voce risuonando nel mondo quell’assenso alla vita che esercita sé stessa. È un silenzio discreto, che non s’impone, si concede solo a seguito di un permesso. Bisogna lasciarlo essere, senza aspettare né volere che sopravvenga. Quel silenzio non…

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