Luigi Sebastiani, Gli atti della disperanza, Giulio Perrone 2015

Questo libro è un piccolo capolavoro di slittamenti semantici, di equilibri (o di squilibri) spesso giocosi, ma al contempo anche drammatici, con i quali Luigi continua a spiazzare il luogo comune.

Non appena entri nella lettura, già ti accorgi di essere dentro un labirinto. Ti muovi e subito tocchi una quantità di riferimenti, più o meno criptati, che disorientano a partire già dal titolo: Gli atti della disperanza. La scelta del termine “disperanza” (anziché “disperazione”) potrebbe suggerire una contrapposizione stretta all’Atto di speranza, che è preghiera della tradizione cattolica.

Ci sono poesie in sequenza e poesie che si rimandano l’un l’altra, al punto che letta la seconda si torna indietro di qualche pagina per comprendere la prima, che a sua volta getta luce anche sulla seconda. Di fatto questa raccolta – che è un esordio per Luigi Sebastiani – tra tanti altri ha anche il pregio di rivelarsi diverso a ogni nuova lettura, come fosse in metamorfosi continua.

Il più evidente è il rapporto tra il dubbio di Gioacchino (p. 37) e quello di Onan (p. 40), entrambi spargitori di seme.

 

Contrasto, o dubbio di Gioachino

«Il seme sparsi…

… a vuoto?»

«A torto.

A torto del raccolto».

 

Contrasto, o dubbio di Onan

«Il seme spersi…

… a torto?»

«A buono.

Non lo volesti morto».

 

Ma anche questa sequenza, cifrata nella non consequenzialità che non consente a una prima lettura di individuarne il filo:

 

p. 61

Sulle sue false piste

diamo forma alle cose,

dalla pentola al tempio,

alla conca della mano:

terribilis est locus iste.

(la scritta in latino la si può trovare all’entrata di alcune chiese, e significa “questo luogo incute rispetto”.

 

p. 64

Conforta come una madre.

 

Come una madre insegna

il rispetto (il timore) del Padre

 

p. 66

Detto questo,

si può dire che il Padre

sia da sempre un pretesto

per penetrare in chiesa

e consumare l’incesto.