Agota Kristof: “Emigranti”, da “Chiodi”, Casagrande, 2018


Agota Kristof (1935-2011) fuggì nel 1956 dall’Ungheria invasa dall’Armata rossa, si stabilì a Neuchâtel dove abbandonò la sua lingua madre per quella francese. In questa scrisse tutti i suoi libri che la resero giustamente famosa, eppure la considerò “lingua nemica”. Nemica perché si sostituì a quella della sua terra diventando il simbolo dell’emigrazione forzata, perché se ne impadronì a fatica,…

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Mariella Mehr: una poesia da “Ognuno incatenato alla sua ora”, Einaudi, 2014


La vita di Mariella Mehr ha le radici nel popolo zingaro degli Jenish. Essendo nata nel 1947 non ha patito le persecuzioni del nazismo, bensì quelle dell “Pro Juventute”, un’associazione svizzera che strappava i figli alle famiglie jenish per rinchiuderli in istituti di “rieducazione” (grazie al programma “Recupero dei bambini di strada” attivo dal 1926 al 1974), e poi affidarli…

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Elisabetta Sancino, “Il pomeriggio della tigre”, Terra d’ulivi, 2018


Sembrano non volersi staccare dalla quotidianità le poesie di Elisabetta Sancino nel suo Il pomeriggio della tigre (Terra d’ulivi, 2018), ma la quotidianità di cui parla non è sosta davanti allo specchio, bensì attraversamento della propria vita per alzare il capo e guardare il mondo. In corsa Finché siamo vivi andiamo slacciati, impudenti tracanniamo la panna dalla brocca non speriamoci…

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Il silenzio è nelle parole


Il silenzio è nelle parole, ed è condizione imprescindibile per ascoltarle. In esso la parola prende corpo, e questo corpo le dà voce risuonando nel mondo quell’assenso alla vita che esercita sé stessa. È un silenzio discreto, che non s’impone, si concede solo a seguito di un permesso. Bisogna lasciarlo essere, senza aspettare né volere che sopravvenga. Quel silenzio non…

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Silvia Comoglio, “sottile, a microchiarore”, Joke, 2018


Per comprendere con maggior profondità la dimensione in cui dimora la poesia di Silvia Comoglio bisognerebbe ascoltarla. Se questo è vero per qualsiasi poesia, in quanto in essa la parola esprime appieno il suo senso solo quando se ne pronuncia il suono, per Silvia potrebbe valere la direzione inversa, ovvero che la sua parola pronuncia pienamente il senso solo quando…

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Postfazione a Giovanna Menegus, “Investitura di voci”, 96 rue de-La-Fontaine, 2018


A sfogliare l’indice sembrerebbe che Investitura di voci sia un libro piuttosto di altri che di Giovanna Menegus. Entrandoci, invece, si coglie il senso profondo di un’operazione coraggiosa e, allo stesso tempo, talmente sincera da essere addirittura ingenua, ovvero così raffinata da rischiare l’evanescenza, se non si presta quella faticosa attenzione che sempre si dovrebbe alla poesia. Così, mentre le…

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Da “Dell’ombra la luce”, L’arcolaio, 2014


Un pomeriggio di calura estiva, nella stanza con le tapparelle abbassate per tenere lontane luce e afa. Torpore e pensieri stranieri vagano in una penombra buia e nel suo tempo sospeso. Un silenzio che s’infrange nell’oscuro e porta parole, parole che non abbagliano ma stemperano il buio in ombra. Tutto tace ma non il suono-ritmo di un verso, che si…

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Mark Strand, una poesia da “Porto oscuro” (1987), in “L’inizio di una sedia”, Donzelli, 1999


Difficile dire sul dolore qualcosa di più di quanto analiticamente ha scritto Salvatore Natoli nel suo L’esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale (Feltrinelli, 1986). Eppure la poesia – quando, scrivendone, non se ne compiace chiedendo al lettore commiserazione, o peggio proponendosi proprio di impietosire, o ancora scivolando nel patetico racconto delle proprie disgrazie – può mostrarci del dolore molto…

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José Ángel Valente, Picasso – Guernica – Picasso: 1973


Ho ritrovato le mie stesse sensazioni provate di fronte a Guernica di Picasso leggendo Picasso – Guernica – Picasso: 1973 dello spagnolo José Ángel Valente (1929-2000), assieme alla certezza che l’opera del pittore, più di qualsiasi altra, metta in risalto ciò che significa “guerra”. Lo fa attraverso il colore più neutro che esista: il grigio. Un colore che non urla,…

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Francesco Biamonti, “Le parole la notte”, Einaudi 1998


Comprai l’ultimo libro appena uscito (1998) di Francesco Biamonti (1928-2001) non perché lo conoscessi, ma perché mi colpì il suo titolo: Le parole la notte. Lo comprai a scatola chiusa, istintivamente convinto che sarebbe stata un’ottima lettura. Lo fu. Mi piacque il movimento, lentissimo ma ben ritmato, di quella prosa che mi portò a leggerlo non con la mente, ma…

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“La faretra di Zenone”, Corbo, 2008


La faretra di Zenone nacque con 70 quartine scritte di getto, come fossero impressioni, colpi d’occhio, rapide sensazioni. Fu dopo che, ad una ad una, le ripresi continuandone in prosa la stesura. Le arricchii con 20 straordinarie immagini che Riccardo Biavati pensò per loro, e fu impaginato con buona cura da Corbo editore nel 2008. Fu un libro a suo modo…

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