Un’indagine (anche) etica: Marco Furia su “Il nascosto dell’opera” di Angelo Andreotti, Italic, 2018


“Il nascosto dell’opera”, di Angelo Andreotti, è intenso testo, frutto di feconde meditazioni, le cui cadenze hanno “la forma del frammento, e dunque di un dire che non trova pace se non rassegnandosi alla sua inadeguatezza”. Mancanza di fiducia nel linguaggio? Direi, piuttosto, consapevolezza della sua natura. Infatti, se è vero che “Ovunque andiamo, qualunque spazio esploriamo, noi organizziamo” dobbiamo riconoscere,…

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La poesia dalla parte del lettore


La poesia dalla parte del lettore venerdì 28 settembre 2018 ore 17 Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara, Sala Agnelli Incontro con Angelo Andreotti, direttore della Biblioteca Comunale Ariostea Come avvicinarsi al testo poetico e coglierne la voce interiore. “Capire una poesia vuol dire gustarla pienamente per la ragione giusta”, sosteneva T.S. Eliot. Quante volte c’è capitato di imbatterci…

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“Il nascosto dell’opera. Frammenti sull’eticità dell’arte”, Italic, 2018


Il nascosto dell’opera. Frammenti sull’eticità dell’arte, è una riflessione iniziata nei primi anni Novanta lungo lo svolgersi di un’esperienza poetica. Il movimento che ne ha segnato il senso si è manifestato in frammenti, ricomposti intorno a un’idea di esperienza estetica come apertura alla possibilità di un’autentica relazione con l’altro. L’altro che è in noi, è nel mondo, ma anche e…

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Carmen Yáñez, “Migrazioni”, Guanda 2017. Due poesie


Certo che bisogna passarci per capire cosa sia veramente la fame, il tagliare i ponti con le proprie origini, l’essere spaesati e in balìa dell’indifferenza della natura, o degli altri essere umani. Quella frequenza della ferita / che il disprezzo non vede è l’essenza stessa dello stato del migrante. Carmen Yáñez fuggì da Pinochet, ma nella sua poesia, almeno in quella…

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Agota Kristof: “Emigranti”, da “Chiodi”, Casagrande, 2018


Agota Kristof (1935-2011) fuggì nel 1956 dall’Ungheria invasa dall’Armata rossa, si stabilì a Neuchâtel dove abbandonò la sua lingua madre per quella francese. In questa scrisse tutti i suoi libri che la resero giustamente famosa, eppure la considerò “lingua nemica”. Nemica perché si sostituì a quella della sua terra diventando il simbolo dell’emigrazione forzata, perché se ne impadronì a fatica,…

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Mariella Mehr: una poesia da “Ognuno incatenato alla sua ora”, Einaudi, 2014


La vita di Mariella Mehr ha le radici nel popolo zingaro degli Jenish. Essendo nata nel 1947 non ha patito le persecuzioni del nazismo, bensì quelle dell “Pro Juventute”, un’associazione svizzera che strappava i figli alle famiglie jenish per rinchiuderli in istituti di “rieducazione” (grazie al programma “Recupero dei bambini di strada” attivo dal 1926 al 1974), e poi affidarli…

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Elisabetta Sancino, “Il pomeriggio della tigre”, Terra d’ulivi, 2018


Sembrano non volersi staccare dalla quotidianità le poesie di Elisabetta Sancino nel suo Il pomeriggio della tigre (Terra d’ulivi, 2018), ma la quotidianità di cui parla non è sosta davanti allo specchio, bensì attraversamento della propria vita per alzare il capo e guardare il mondo. In corsa Finché siamo vivi andiamo slacciati, impudenti tracanniamo la panna dalla brocca non speriamoci…

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Il silenzio è nelle parole


Il silenzio è nelle parole, ed è condizione imprescindibile per ascoltarle. In esso la parola prende corpo, e questo corpo le dà voce risuonando nel mondo quell’assenso alla vita che esercita sé stessa. È un silenzio discreto, che non s’impone, si concede solo a seguito di un permesso. Bisogna lasciarlo essere, senza aspettare né volere che sopravvenga. Quel silenzio non…

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Silvia Comoglio, “sottile, a microchiarore”, Joke, 2018


Per comprendere con maggior profondità la dimensione in cui dimora la poesia di Silvia Comoglio bisognerebbe ascoltarla. Se questo è vero per qualsiasi poesia, in quanto in essa la parola esprime appieno il suo senso solo quando se ne pronuncia il suono, per Silvia potrebbe valere la direzione inversa, ovvero che la sua parola pronuncia pienamente il senso solo quando…

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Postfazione a Giovanna Menegus, “Investitura di voci”, 96 rue de-La-Fontaine, 2018


A sfogliare l’indice sembrerebbe che Investitura di voci sia un libro piuttosto di altri che di Giovanna Menegus. Entrandoci, invece, si coglie il senso profondo di un’operazione coraggiosa e, allo stesso tempo, talmente sincera da essere addirittura ingenua, ovvero così raffinata da rischiare l’evanescenza, se non si presta quella faticosa attenzione che sempre si dovrebbe alla poesia. Così, mentre le…

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